08/02/2010
La nuova IVA comunitaria – Cosa cambia e a cosa occorre prestare attenzione.

Premessa: con la presente intendo fare il punto su alcune novità che riguardano gli scambi di beni e di servizi tra operatori residenti in Stati diversi (es. Italia – Unione Europea, o anche Italia – Stati extra U.E.).

 

Come sempre, quanto segue potrà non interessare tutti coloro ai quali invio questa circolare, anche se potrebbe presentarsi in futuro l’opportunità di conoscere quanto qui esposto. Per esempio, non tutti sanno che l’acquisto di software su un sito estero, o di biglietti da visita attraverso un sito olandese (Vistaprint), o di un computer su Dell, o Pixmania, rappresentano operazioni con l’estero, o operazioni Intra UE.

 

Chiarimenti sulla terminologia utilizzata:

operazioni con l’estero, o extra-UE: si intendono quelle fuori dalla UE (U.S.A, Giappone, ecc.. , ma anche Svizzera)

operazioni intra-UE: operazioni che intervengono tra due o più operatori aventi residenza in stati diversi dell’Unione Europea

soggetto passivo (ai fini IVA): un operatore economico identificato con numero di partita IVA (per gli inglesi VAT, ecc.)

B2B (business to business) : operazioni tra soggetti passivi (operatori economici)

B2C (business to consumer): operazioni dove l’acquirente è un privato consumatore

 

Dal 1993, con l’abolizione delle dogane tra i paesi aderenti alla UE, gli scambi di merce non sono più stati considerati esportazioni o importazioni, non necessitano più del controllo fisico alle dogane, vengono fatturati senza applicazione dell’IVA (se B2B) e comportano l’obbligo di essere dichiarati nei “modelli Intra” o Intrastat, che devono essere presentati sia dall’acquirente che dal venditore. La periodicità della presentazione dei modelli Intra, fino al 2009, poteva essere mensile, trimestrale o annuale, secondo il volume degli scambi.

 

Cosa cambia dal 2010 ?

 

Nulla per quanto riguarda le merci, ma molto per ciò che concerne i servizi (generici o specifici come i trasporti, le prestazioni professionali, le intermediazioni, ecc.).

Una delle novità più rilevanti è che dal 2010 anche gli acquisti, o l’effettuazione, dei servizi intra-UE deve essere dichiarata nei modelli Intrastat (per 17 anni riservati alle sole merci), e che la presentazione di detti modelli non potrà più prevedere la periodicità annuale, quindi solo trimestrale o mensile (per acquisti o cessioni intra-UE superiori a 50.000 euro l’anno).

Le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti passivi residenti nella UE (B2B) fino al 2009 erano “non imponibili”, dal 2010 sono “non soggette ad IVA” ai sensi dell’art. 7-ter del decreto IVA (D.P.R. 633/1972). Permane l’obbligo di fatturazione (con tutti gli elementi previsti) ma senza indicazione dell’IVA, sostituita dalla dicitura “non soggetta ad imposta ai sensi dell’art. 7-ter, D.P.R. 633/1972”. La differenza tra non imponibile e non soggetta è sottile e non interessa tutti (ma gli esportatori abituali avranno un po’ meno plafond per acquistare nel proprio Stato con dichiarazione d’intento).

Ai fini di una corretta gestione delle nuove norme risulta fondamentale il possesso del numero identificativo Iva (o VAT, ecc..) attribuito dallo Stato membro del committente (numero che deve essere indicato in fattura) in quanto qualifica il committente come soggetto passivo; se al contrario il committente non residente fosse un privato, l’operazione diverrebbe soggetta ad Iva in Italia (operazioni B2C per le quali la regola generale prevede l’assoggettamento ad Iva nel Paese del prestatore).

Dal momento che per le prestazioni soggette alla regola generale, il luogo della tassazione dipende dal fatto che il cliente sia o non sia un “soggetto passivo”, la maggiore difficoltà per gli operatori nazionali sarà quella di stabilire lo status del committente nel Paese ove lo stesso è stabilito, per giustificare il non assoggettamento ad Iva di un determinato servizio reso.

Secondo il regolamento approvato a Bruxelles il 17/12/2009, se il cliente è stabilito all’interno della Comunità europea come soggetto passivo, sarebbe sufficiente acquisire il numero di identificazione Iva, verificandone la correttezza tramite il sistema Vies (http://www1.agenziaentrate.it/servizi/vies/vies.htm ) o in base a una certificazione fornita da un’autorità fiscale estera (più semplice la prima).

Invece, se il cliente è stabilito fuori della UE in qualità di soggetto passivo, la prova potrebbe essere più difficile. Sicuramente si può ritenere in buona fede il prestatore che abbia ottenuto un certificato emesso dalle autorità fiscali del Paese estero. In alternativa si può avere una richiesta o una conferma d’ordine del cliente che contenga l’indirizzo dell’attività di quest’ultimo e un suo numero di registrazione, oppure aver avuto prova, dal sito internet del cliente, dell’esercizio di un’attività economica (è il caso di fare delle stampe). In altre parole, provare di aver agito in buona fede e con un ragionevole livello di accuratezza.

Quando invece siamo noi che acquistiamo all’estero, o intra-UE, beni o servizi inerenti la nostra attività economica, dobbiamo identificarci al nostro prestatore con il numero a noi attribuito ai fini Iva, preceduto dal codice IT (es. IT-01510306085), riceveremo fattura senza IVA, che dovrà essere integrata in sede di registrazione contabile con il sistema del reverse-charge (in pratica l’operazione è rilevante IVA in Italia e viene registrata sia a debito che a credito, per cui viene assolta “virtualmente”) e dichiarata nel modello Intrastat.

Alla norma generale per le prestazioni di servizi sopra delineata, si affiancano numerose deroghe.

Ecco le principali:

per i beni immobili (prestazioni di perizie, agenzia, locazioni) si applica l’Iva italiana solo se l’immobile è situato in Italia;

regole speciali sono previste per il trasporto di persone; per i servizi di ristorazione e catering rese a bordo di navi, aerei e treni; per servizi culturali, scientifici, artistici, sportivi e simili.

Per casi particolari che dovessero verificarsi è meglio chiedere prima che dopo aver eseguito l’operazione.


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Studio  dott. Simonini   ragioniere - dottore in economia - tributarista certificato UNI 11511:2013

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